“Ti sei mai chiesta chi inventava questo tuo mondo nel sessantasei?
Chi aprì la strada?
Guardami adesso senza paura odiami solo se un giorno tu vedrai
Che io mi arrendo“
(Valerio Negrini- 1966)
Ooh, anche quest’anno Sanremo ce lo siamo messo dietro le spalle. Ovviamente non l’ho visto, ho preferito vivere: i vincitori, gli Stadio, hanno praticamente ricevuto un premio alla carriera considerato che sono dei monumenti della musica italiana. Oggi però non vogliamo parlare di loro—ci torneremo nel prossimo numero—ma di ben altri monumenti: i Pooh, superospiti speciali fuori gara. Erano sul palco dell’Ariston per annunciare il megatour della loro reunion e performare non solo un medley, ma soprattutto quella “Uomini Soli” che all’epoca, nel 1990, spiazzò tutti vincendo la manifestazione in maniera plebiscitaria. Rifiutando la grande orchestra e armati di un octapad a campioni percussivi, un contrabbasso elettrico, una chitarrina acustica e una tastierina dei cinesi, sfidarono l’intellighenzia sanremese, come ricorda Stefano D’Orazio nella bibbia da lui scritta, Confesso Che Ho Stonato. Il libro è vero pozzo di san patrizio sui retroscena “hard” dei Pooh, consigliatissimo per il piglio da ragazzo di vita che ha sempre caratterizzato il nostro romano de Ostia. Fra chiavate continue, sbronze ad anello e vita da vera rockstar, il nostro Stefanone narra le difficoltà di affrontare una critica musicale in malafede nei loro confronti, anche e soprattutto durante quel Sanremo.
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La loro performance fu un omaggio chiarissimo all’esibizione dei Matia Bazar di “Vacanze Romane”, i quali però, ingiustamente, non avevano vinto l’edizione del 1983. Come se avessero voluto dire: “Stavolta Facciamo Giustizia”, la loro scelta fu interpretata come una provocazione e aspramente criticata. Ricorda anche che, saputo in grande anticipo della vittoria, Roby e gli altri saltarono sul letto dell’albergo disintegrandolo, gridando in modo belluino e mandando a farsi fottere l’ipocrita bon ton dei backstage sanremesi. A parte questo, nonostante gli abbiamo già dedicato un articolo, è necessario tornare su di loro con uno speciale: dopo cinquanta anni assieme i Pooh si stanno ora definitivamente sciogliendo, il che è uno shock un po’ per tutti, per chi li credeva l’unica inossidabile certezza di questa nazione, per i fans, per me che come sapete sono un cultore quasi feticista ma soprattutto per chi non avrà più con chi prendersela. Da notare anche la posizione sulle unioni civili esibita in diretta sul palco di Sanremo, momento politico che non è il solo nella loro storia, certo (ricordiamo “Senza Frontiere”, il pezzo contro i pregiudizi sull’immigrazione, ancora oggi d’incredibile attualità), ma evidentemente l’italiano medio non legge i loro testi. C’è stata una spaccatura fra i fan, e i Pooh hanno deciso di passare come schiacciasassi su chi li crede nazionalpopolari.
In realtà avevano già iniziato da un po’… Dodi, in una “Domenica In” di anni fa, ha confessato che ai tempi d’oro erano talmente “sbalestrati ” che si è dimenticato addirittura le figlie all’Autogrill. Stefano di base ha sempre preso per il culo tutti, papa compreso, mentre Roby, alla morte di Lemmy dei Motorhead, ha fatto il coming out che noi di Italian Folgorati auspicavamo da anni. A proposito di coming out, come ha giustamente fatto notare Caina, il “bacio gay” (con tanto d’inquadratura ai braccialetti arcobaleno) fra Fogli e Facchinetti durante “Uomini Soli”, è stato uno dei più dirompenti momenti di televisione mai visti in Italia, che se lo fanno i Red Hot Chili Peppers nessuno ci fa caso ma se si tratta dei Pooh… Per non parlare dell’esecuzione weird con Roby che pare un pazzo uscito da una casa di cura, insomma roba forte.
Dicevamo, si sciolgono per sempre e la reunion in questi casi è scontata. Quello che non è scontato è che non solo ritorna in formazione D’Orazio, letteralmente fuggito per esaurimento nel 2009, ma anche Riccardo Fogli, ex sex-symbol dei Pooh che poi come ben sapete ebbe una carriera solista di successi, flop e cose inclassificabili come questo disco di cui parlammo a suo tempo. Ora, era chiaro che la band un futuro non l’avrebbe più avuto, principalmente perché la loro vera voce è morta con Valerio Negrini, primo batterista, fondatore, paroliere e anima anarchica della band, che per anni è riuscita a svicolare la censura portando avanti messaggi libertari, subliminali o meno: basta andare sul suo Twitter per rendersi conto di che razza di personaggio fosse.
Ci si chiede però per quale motivo richiamare Fogli e non, ad esempio, Mauro Bertoli, primo guitar hero della formazione ai tempi in cui coveravano gli Who e i Kinks, quindi non roba per pivelli. Si spera in un suo cameo live a sorpresa, anche perché il nostro Fogli è comunque apparso un po’ “pesce fuor d’acqua”. Gli hanno messo una chitarrina acustica al collo che probabilmente non è neanche collegata all’ampli. Canta pochissimo, i brani non sono realmente riarrangiati per cinque voci, e alla fine “Uomini Soli” l’hanno cantata tutti tranne lui, se non per cinque secondi di finale. Allo stesso tempo, la nuova versione di “Noi Due Nel Mondo E Nell’Anima” è tutta basata su inutili unisoni. Poi voglio dire…anche Fogli ha vinto Sanremo con “Storie Di Tutti I Giorni”, molto prima dei Pooh. Perché non approfittarne per un megamedley collettivo? Misteri della fede, anche per il fatto che Fogli era il bassista del gruppo prima di Canzian, padrone di una tecnica beat massiccissima: una formazione a due bassi avrebbe avuto più senso e sarebbe stata una vera innovazione, ma probabilmente si è dimenticato come si usa. Fatto sta che pareva al concertino delle medie, quando si fa finta di suonare ma basta esserci per provare contentezza. D’Orazio invece è lì con riserva, sembra in ansia (forse anche per il recente affaire stile Balotelli?), l’idea che i Pooh gli stiano ancora in mezzo ai coglioni non lo fa stare sereno, ma la sua dedizione alla causa è lodevole, anche perché ha passato quasi tutta la vita dietro a quelle pelli, ci mancava solo che voltasse loro le spalle.
Fogli e i Pooh provano Parsifal nella versione precedente all’ arrivo di Canzian
Perplessità a parte, la grande macchina promozionale del tour si è messa in moto: biglietti esauriti ovunque, altre date si aggiungono, edizioni limitate dell’imminente cofanetto per i fan e merchandise selvaggio, pare che i nostri si preparino a fare cassa per andare in pensione come si deve. Tra l’altro il loro piglio è tornato rock, tanto che la nuova versione di “Pensiero” con l’arrangiamento metallaro del produttore dei Lacuna Coil—che piaccia o no—non lascia adito a dubbi. La cosa più interessante è però l’uscita di un picture disc per il 28 febbraio, giorno del compleanno dei Pooh: venti brani che, udite udite, sono stati votati proprio dal loro pubblico! Voi penserete: avranno scelto i soliti pezzi del cazzo che ne so… “Tanta Voglia Di Lei” e compagnia bella. Invece no, stranamente il popolo dei Pooh ha preferito dei brani che mi ero quasi dimenticato anch’io. Basti pensare a “Terra Desolata“, un brano che ricalca il capolavoro di Eliot con quelle “rondini di platino” che volano sulla testa del protagonista e l’andazzo prog/hard, o l’incastratissima “Oceano“, in cui orchestrazioni classiche si mescolano a deliri di prog acido, narrando la storia di un avventuriero che cerca nuovi mondi per mare.
C’è poi “Una Donna Normale“, brano del ’79 contenuto in Viva, che è uno dei pezzi più strani del lotto, con una progressione da opera lirica mista agli Ultravox, affogati in un’atmosfera oppiacea. Non mancano i brani “controversi” quindi, come “Dove Sto Domani“, in apparenza la storia di una separazione etero mentre fra le righe è chiaramente la storia di due gay che vivono una realtà parallela fatta di compagne finte, a denunciare l’importanza del coming out.
L’andazzo stravagante si ha anche nella scelta del periodo Novanta con la pasoliniana (o meglio, più Morricone quando componeva per Pasolini) “La Ragazza Con Gli Occhi Di Sole“, l’ibrido con la musica classica russa di “Dall’Altra Parte“, spaccato di vita durante la dittatura comunista, e il Paco De Lucia mischiato a Gabriella Ferri e a uno chansonnier francese di “senza musica e senza parole”. Tutto sommato i fan non sono dei cretini come vogliono farci credere. Ovviamente ho partecipato anche io: appena scoperta quest’opportunità di far emergere i pezzi più “uncompromising” dei Pooh mi sono messo a digitare come un forsennato. La scelta è stata dura, ma ve li metto nero su bianco, così da compilare una versione “alternative ” di questo picture disc. Peccato solo che dobbiate stamparvelo da soli. Comunque sia, ecco a voi (la scaletta è casuale e non per importanza, ci mancherebbe).

Foto di Jonida Prifti.
…In Concerto (Viva – 1979)
Viv Non rimane mai niente / Solo prendere e andare / E di questo alla gente / Non ne posso parlare Arp Odissey The Hall Of MirrorsQuasi città (…Stop – 1980)
…Stop un mondo di uomini Ci Penserò DomaniCredo (Un Po’ Del Nostro Tempo Migliore – 1975)
Un Po’ Del Nostro Parsifal Sono io che esisto e credo Tutti quanti sono grandi nella loro trinità / Son giusti forse più di noi / Ma voglio amore e tu ne haiCercami (Boomerang – 1978)
La Leggenda di Mautoa Pierre i dobbiamo svegliare e guardare di fuori / Noi non siamo soli “Cercami / Io sono nel mondo degli uominiGiorno Per Giorno (45 giri – Lato B di “Cercami” – 1978)
Ho imparato la vita a memoria / Come un libro di storia dei tempi di scuola / E di mio non ci lascio una sola parola Sulla mia coscienza è cresciuta già l’ERBAOdissey (45 giri – Lato B di “Fantastic Fly” – 1978)
La Gabbia I Racconti Fantastici di Edgar Allan PoeSiamo Tutti Come Noi (Palasport – 1982)
Altro luogo comune sui Pooh è che dal vivo siano delle pippe, cosa assolutamente sfatata da questo inedito tratto dal loro primo disco live, dalla confezione grafica “graffitara” e con gli interni fregati a Physical Graffiti degli Zeppelin. Inedito eseguito completamente dal vivo, con drum machine in bella vista, paddoni, bassi spezzati in ottave e ovviamente la chitarra di Dodi che gli da giù di riff sciolti nel phaser. Tipo una sorta di The Cars italiani, se vogliamo. Il brano narra di arrendersi alla propria umanità come il Battiato di “Bandiera bianca”: “Né barricate né armi / Vieni a chiamarmi qui“.
Fotografie (Buona Fortuna – 1981)
Da Buona Fortuna, l’album registrato da Brian Humphries (fonico di Animals e di The Wall), avrei potuto scegliere metà del disco, che contiene diciamo i Pooh che ci piacciono, in piena botta “new rockmatica”. Invece l’ha spuntata un pezzo acustico, una narrazione Bukowskiana di due amici in botta che se ne girano per la Spagna “Su di giri di prima mattina navigando l’estate del sud“. Si parla solo di vino finito, di grappa di more, di birra a fiumi ecc. Scolandosi questo mondo e quell’altro i due amici rivedono le fotografie dei tempi in cui si scolavano sto mondo e quell’altro in giro per il mondo, col finale a sorpresa in cui, sotto i fumi dell’alcool, tentano probabilmente uno scambio di coppie con le loro tipe fallendo miseramente. Perché i tempi non sono- ahimè più liberi come quelli di una volta.
L’anno, Il Posto, L’Ora (Parsifal -1973)
Tutti dicono che Parsifal sia il parto migliore dei Pooh. Logico quindi inserire un brano da questo disco che non sia la suite omonima, almeno per non rientrare nei classici luoghi comuni. La scelta cade sul pezzo d’apertura, il biglietto da visita per un Red Canzian appena reclutato, che canta da subito la prima strofa. L’ex crimsoniano dei Capsicum Red porta subito un vento di novità e i brani già provati con Fogli diventano più diretti e massicci senza perdere il velo prog. La storia di un pilota che precipita con il suo aereo mentre nello stesso tempo la sua donna vive una quotidianità serena, ignara della morte che incombe, è un’agghiacciante fotografia del cinismo della vita. Il brano è spaccato in due parti che appunto descrivono musicalmente i due mondi paralleli. Pathos a pacchi per quello che è uno dei migliori brani di Parsifal.
La Vostra Libertà (Per Quelli Come Noi – 1966)
Dicevamo, Mauro Bertoli: ebbene nel lontano 1966 i Pooh, grazie alla sua voce incazzata e ai suoi riff gonfi di fuzz, scrissero brani come questi in cui la società borghese viene frantumata “Amatevi fra voi / Odiatevi fra voi / Domani forse qui più niente resterà“. “la gente cerca chi l’aiuti ad impazzir”. Finalmente un brano con Fogli, che qui trita duro col suo basso attufato.
Peter Jr. (Forse Ancora Poesia – 1975)
Se c’è un brano dei Pooh da denuncia alla buoncostume, l’abbiamo trovato. Praticamente la storia di una scopata davanti a un minorenne che per errore apre la porta sbagliata. Alla voce narrante ovviamente non frega nulla che il ragazzino stia lì davanti perché “Ho avuto anch’io la sua età / D’amore lui che ne sa?” e “spogliati vieni qui mi piace se fai così“. Un Battaglia suadente al limite del satanasso chiede alla sua preda la massima delle perversioni, in un’atmosfera sonora dream pop shoegaze ante litteram, riverberi a cannone ed effetti stereofonici compresi, come da “Lucariello sound”. Da qui i primi vagiti dei Pooh autoprodotti, nel tentativo di abbandonare l’orchestra definitivamente.
Il Primo E L’Ultimo Uomo (Opera Prima – 1971)
Ma se vogliamo parlare di satanassi, questi sono evocati in massa nel brano più duro della storia dei Pooh. “Il Primo E L’Ultimo Uomo” è ovviamente cantata da Negrini, che con la sua voce graffiante evoca gli spettri dei Black Sabbath in una storia di fallimento totale, di un uomo ridotto a merda, abbandonato dall’amore e dalla fortuna. La base è hard rock pistatissima e l’Hammond di Facchinetti pare dia fuoco ai dannati nello stige. Uno degli highlights del quartetto, ingiustamente sottovalutato dai più.
La Nostra Età Difficile (Alessandra – 1972)
Apparentemente un disco sull’amore smielato, Alessandra invece è uno spaccato dei seri problemi sessuali dell’Italia degli anni settanta tipo Maschio È Brutto della Pisu, fatta di incesti, di MILF che scopano ragazzini, di minorenni ingravidate da adulti, di persone calpestate dalla morale cattolica, insomma uno schifo. Negrini coraggiosamente tenta la carta testo crudo, musica dolce, riuscendo in questo modo a fregare tutti e a scrivere la sua opera più politica, alla Tinto Brass, come ponte verso la liberazione sessuale. In questa raccolta incredibile la spunta “La Nostra…” per l’arrangiamento alla Bacarach, il basso saltellante di Fogli e l’incipit minaccioso. Due adulteri spiati, in paranoia, con questa “Lei che saprà come vincere e passerà su di noi come ieri“, che sembra quasi “la signora” di Dalla, più un discorso di sfuggire alla polizia e delazione che altro, insomma, molto prima di “Every Breath You Take” dei Police, dal tema similare.
Asia Non Asia (Asia Non Asia – 1985)
Del periodo “elettronico” dei Pooh non può essere dimenticata la title track di Asia non Asia, uno spaccato dei problemi dell’oriente, che all’epoca non erano cosi imminenti nella nostra quotidianità, mentre oggi, con i vari disastri nucleari nipponici e cazzi acidi con Cina e Corea, possiamo dire che Negrini aveva ancora una volta visto giusto. Sono dei Pooh “industrial”, quasi Depechemodiani ma ovviamente ispirati dai local heroes giapponesi, come il Masami Tsuchiya di Rice music. Un must.
C’Est Difficile Ma C’Est La Vie (Giorni Infiniti – 1986)
Il successivo LP, Giorni Infiniti, ci regala dei momenti grezzi ma anche i primi segni di stanca. La spunta quindi un pezzo intermedio, che apre le porte all’intimismo quasi autoriale e leggermente Jarrettiano al posto delle strombazzate della title track. Un brano per riflettere in silenzio, con l’innovazione dei fiati per la prima volta in formazione, fra i quali il sax di Claudio Pascoli (Naifunk, per intenderci).
Gitano (Poohlover -1976)
I Pooh parlano di amorazzi? Beh da Poohlover non più: anzi si parla di belle situazioni di merda. A cominciare da Gitano, che nella sua attualità scabrosa narra di uno zingaro che si decide a sedentarizzarsi salvo poi notare che è comunque odiato: la scelta finale sarà mandare affanculo tutti e tornare a fare la sua vita di “Sole grida e vino da cadere giù / Ruote sulla strada e non fermarmi più“. Inno alla libertà e forte atto d’accusa alle ipocrisie sociali e al razzismo della democrazia, andrebbe sparato nelle orecchie di Salvini a bomba, con i suoi riff uncinati e l’atmosfera pesa da campo rom in fiamme e fumi di fabbriche cancerogene a due passi. Un Negrini che buca la rete dell’omertà come non mai.
Non Sei Lei (Il Colore Dei Pensieri – 1987)
Il Colore Dei PensieriUna Domenica Da Buttare (Rotolando Respirando – 1977)
RockySelvaggio (Aloha -1984)
Gioconda video di “Cocaine” dei The InternetL’Aquila E Il Falco (Dove Comincia Il Sole – 2010)
regina del pianto via nel tempo verso altri mondi che non sai QuiA proposito di inediti: In realtà le sorprese non sono finite, pare infatti che nel disco celebrativo in uscita a settembre ci sarà posto per tre pezzi nuovi di zecca. Speriamo vivamente di essere stupiti, ma soprattutto sarà vero che si scioglieranno PER SEMPRE o è una furbastra operazione di marketing? Devo davvero tirare fuori il fazzoletto buono? Vedremo, non c’è poi così fretta. Intanto auguriamo loro quello che in Anni Senza Fiato, nel lontano 1982, auguravano a noi: “E tanti auguri a voi / Di non risparmiare mai / Di non barare mai/ Sono anni senza fiato finché vuoi”. Lunga vita ai Pooh.
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